Galleria
Rovereto
de Chirico, Giorgio

Giorgio de Chirico - La commedia e la tragedia

1926
Olio su tela ,  cm 146 x 114
Mart, VAF - Stiftung,  Rovereto 
Giorgio de Chirico - La commedia e la tragedia
Quest'opera appartiene alle categorie:
Mart, VAF - Stiftung
Metafisica
dipinto
I 100 capolavori del Mart
 
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Biografia approf.
 

Frequenta il Politecnico ad Atene, e, alla morte del padre nel 1906, si trasferisce con la madre ed il fratello Andrea (che dal 1914 assumerà lo pseudonimo di Alberto Savinio) a Monaco di Baviera, dove completa gli studi presso l'Accademia di Belle Arti. In Germania si avvicina alla filosofia di Friedrich Nietzsche e alla pittura di Böcklin e Klinger: i suoi primi dipinti, influenzati dallo stile "böckliniano", hanno spesso per tema le marine con scogliere e le lotte dei centauri ("Lotta dei Centauri", 1909, Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma).


Nel 1911 raggiunge il fratello a Parigi; qui inaugura la sua carriera artistica con esposizioni personali presso il Salon d'Automne ed il Salon des Indépendants, alle quali propone la serie di pitture Piazze d'Italia, nella quale rivela già la sua propensione a cogliere l'aspetto onirico ed enigmatico della realtà. Nel 1916, a causa della guerra, torna in Italia, e arruolatosi, viene inviato insieme al fratello presso il distretto militare di Ferrara, dove incontra Carlo Carrà, Filippo de Pisis e Corrado Govoni. Questo gruppo di artisti elabora una nuova idea di pittura, definita in seguito "metafisica", nella quale i soggetti ricorrenti sono manichini, statue, piazze deserte e silenziose, edifici vuoti e oggetti di uso comune collocati al di fuori del loro abituale contesto, che suggeriscono un senso di mistero e creano un'atmosfera irreale. Dal 1918 de Chirico collabora con la rivista "Valori Plastici", promotrice del ritorno alla pittura classica italiana, e comincia a realizzare opere che si allontanano dal filone metafisico e che si ispirano alla tradizione del passato.

Dal 1919, anno in cui viene inaugurata la sua prima mostra personale presso la Galleria Bragaglia a Roma con opere del periodo metafisico, prende parte a numerose esposizioni. Nel 1921 partecipa alla mostra "Valori Plastici" a Berlino e nel 1924 è presente per la prima volta alla Biennale di Venezia. La sua pittura viene apprezzata dai dadaisti e surrealisti e dagli artisti tedeschi della "Neue Sachlichkeit". Alla metà degli anni Venti ritorna a Parigi, dove si accosta ai surrealisti; tuttavia, i rapporti con il gruppo parigino si incrinano precocemente e, già dal 1926, l'artista assume un atteggiamento antisurrealista e antimodernista.

Oltre alla pittura, de Chirico si dedica alla scrittura e alla scenografia: nel 1929 pubblica il romanzo Hebdomeros, testo autobiografico di carattere fantastico ed onirico, nel 1930 realizza la scenografia per il balletto Le Bal di Diaghilev, e quindi lavora con importanti compagnie teatrali che portano in scena opere tratte dai testi di noti autori contemporanei, come Pirandello, D'Annunzio, Valéry.

Negli anni seguenti continua ad esporre ad importanti manifestazioni: nel 1932 alla Biennale di Venezia, nel 1935 alla Quadriennale di Roma e dal 1936 anche all'estero. Nello stesso anno, a New York partecipa alla rassegna Fantastic Art. Dada. Surrealism, organizzata al Museum of Modern Art. Negli anni Trenta la sua pittura si ispira all'arte del XVII secolo e per questo viene definita "neobarocca": i soggetti più ricorrenti di questi suoi lavori sono gli autoritratti in costume e le riprese dai grandi maestri del Cinquecento e del Seicento.

Nel 1944 si trasferisce definitivamente a Roma: inizia ad interessarsi alla scultura in bronzo e in terracotta, riprendendo tematiche già trattate nei dipinti. Negli ultimi venti anni della sua vita, de Chirico torna più volte a rielaborare temi già sviluppati negli anni della metafisica.

Orari: mar-dom 10-18 ven 10-21 lun chiuso. Dettagli Contattaci
Come arrivare: A22 uscita Rovereto Nord. Dettagli
Tariffe: Intero €10, ridotto €7, famiglie €20. Dettagli
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