
Era il 1978, quando il critico Achille Bonito Oliva definì con il termine Transavanguardia il gruppo di artisti italiani costituito da Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Nicola De Maria e Mimmo Paladino.
Da allora il termine divenne "ufficiale" per definire quel movimento che, di lì a breve, avrebbe trovato affermazione internazionale.
"Transavanguardia - scrisse Bonito Oliva sintetizzando lo spirito del movimento - significa apertura verso l'intenzionale scacco del logocentrismo della cultura occidentale, verso un pragmatismo che restituisce spazio all'istinto dell'opera".
Il Mart di Rovereto, nel 2002, ha acquisito in deposito una cospicua parte dell'importante collezione di Alessandro Grassi (Prato, 1942), all'interno della quale il nucleo dedicato alla Transavanguardia rappresenta un momento a sè stante, estremamente significativo ed omogene, a tutt'oggi carico di grande vigore.
Proprio questo interessante nucleo della collezione, che Grassi ha formato in oltre 25 anni di ricerche e di acquisti, sarà ora esposto per la prima volta, al Mart di Rovereto dal 28 maggio al 5 settembre 2004, in una mostra curata da Nicoletta Boschiero e Laura Cherubini, con la direzione progettuale di Gabriella Belli.
Gli artisti ripropongono un ritorno alla pittura e alla scultura, recuperando la tradizione pittorica in chiave di citazione, a volte ironica altre aggressiva, e affermano così la libertà di tornare alla "tradizione" artistica. La rivisitazione in chiave contemporanea della figurazione e dell'astrazione lirica, viene così elaborata attraverso un'attenta meditazione sulle esperienze delle avanguardie storiche del '900.
I dipinti esposti in mostra - ottanta circa - sono lavori dove il recupero della tecnica pittorica travalica i lavori più astratti e concettuali che avevano caratterizzato la ricerca artistica negli anni settanta. Grassi, nella scelta delle proprie opere, legata profondamente al colore, è guidato dal cuore, sceglie d'impatto secondo la sua interpretazione del significato di collezionare, che dev'essere - egli afferma - "fatto con semplicità e senza fronzoli".
La collezione segna così un percorso attento, attraverso le opere della fine degli anni settanta, disseminato di alcuni capolavori storici come "Bar Tintoretto", di Chia, "Semi", del 1978 di Clemente, "Eroe del mare Adriatico centrale" (1977-1980) di Cucchi, "Musica occhi" del 1978-79 di De Maria, e "I diavoli" (1979) di Paladino. Oltre questi pezzi, altre opere realizzate tra il 1978 e il 2001 e alcuni gruppi di disegni di Cucchi e Paladino rispettivamente del 1979 e del 1986, testimoniano nel tempo il vivo interesse di Grassi nei confronti di questi artisti, fino all'ultimo acquisto: "Poesia notturna dentro il regno dei fiori" di Nicola De Maria, del 1990.
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